Il napoletano, lingua madre dei cuochi

Storie di chi la cucina la vive da dentro, rischiando spesso di esserne buttata fuori, giorno 35

Ieri sera ero in pasticceria con Mario a fare i finger food dolci e arriva lo chef Tarantino e mi dice una cosa tipo: “Uè francé aggia marcià ingoppa uè pazzià aggio uè e allò sienteammé ai capì?” Poi sta lì sull’uscio, in attesa di risposta. Io gli dico che forse sì, forse no, boh, dipende da cosa mi ha chiesto, perché francamente e sinceramente non ho capito nulla.  E lui mi dice una cosa che mi fa riflettere: “Francè, se vuoi fare questo lavoro, bisogna però che impari la lingua napoletana!

Le riflessioni sono state:

  1. è vero, il napoletano è una lingua, non un dialetto, con regole morfologiche e sintattiche. Da questo punto di vista, è come il bolognese, una lingua (e non un dialetto) riconosciuta dall’ONU
  2. è vero, se voglio sopravvivere in cucina devo riprendere le lezioni di “napoletano basic” con Antimo e Luigi

Per ora so:

  • ué = ciao
  • ué ué = che succede? che si dice? (Insomma c’è qualcosa che ci sorprende e di cui vogliamo esserne messi a parte)
  • ‘a pizza c’a pummarola in goppa = la pizza margherita
  • ‘nu babà = un babbà (perché il cuoco napoletano va di fretta e risparmia una vocale oggi, risparmia una consonante domani, sai quante pizze c’a pummarola in goppa ha tempo di fare?)
  • ‘na mulignana = una melanzana (in dialetto bolognese, ònna mlaranzèna)
  • marciare = cucinare una portata
  • sto acciso, sto a piezz proprio = sono stanco morto
  • caccia = tira fuori
  • alza ‘nu cappiello e prievete = tira fuori dalla credenza il piatto a forma di cappello del prete

Poi so: che si può pazzià coi colleghi, cioè scherzare. E se stai stressato proprio ci vorrebbe ‘nu razz = una canna (in bolognese, una tronca). E se sei scocciato o teso o stressato e non puoi farti ‘nu razz, puoi invocare la Maronnellarc o la Maronnepompei. Se sei arrabbiato con qualcuno, puoi chiamare in ballo sua madre con ‘nculammammeta. Noi bolognesi, in questo caso specifico, col nostro “Mò tol in tal cul”, siamo più diretti perché non chiamiamo in causa la mamma ma ci regoliamo tra di noi.  L’altra cosa utile che ho imparato è che, quando parlo con un napoletano, invece che dire SOCCIA devo invece dire BOCCHINAMENTE.  O meglio “dovrei dire”, perché sono o non sono una signora?

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