Gli africanetti, i biscotti di San Giovanni in Persiceto

Gli africanetti (africanét in dialetto) sono un’antica delizia bolognese: dei biscottini d’antan che nascono nel secolo delle trine e dei merletti, delle signore in abito lungo, cappello piumato e guanti al gomito, delle corti europee e che attraversano due guerre mondiali, per arrivare fino a noi indenni.

Simili ai savoiardi, hanno un bel colore giallo vivo, dovuto all’utilizzo di tanti tuorli d’uovo montati con zucchero e burro. In origine, avevano una forma a lingotto per via degli stampi in cui venivano cotti; ora è più comune trovarli di forma rettangolare, circolare o ovale.

Delicati ed evanescenti, hanno una struttura fragilissima: asciutti e friabili all’esterno e umidi e morbidi all’interno, sono un grande piacere per il palato.

A San Giovanni in Persiceto, un comune di 30 mila abitanti in provincia di Bologna, sono un’istituzione e si offrono in occasione di determinate ricorrenze: lo storico carnevale persicetano, la festa di san Giovanni Battista il 24 giugno, la Fiera di Settembre, nonché in occasioni speciali come matrimoni, battesimi, comunioni e cresime.

I panifici artigianali del centro storico a volte li vendono sfusi, ma è più frequente trovarli in commercio confezionati nelle caratteristiche scatole di cartone, rilegate con nastro e sigillo, che recano ancora le effigi risalente al 1860.

Gli africanetti sono inclusi nell’elenco dei P.A.T. prodotti agroalimentari tradizionali della Regione Emilia-Romagna.

Quando gli africanetti si chiamavano biscotti zabaglione secco

Gli africanetti hanno una storia antica, che è possibile ricostruire grazie ai documenti contenuti nell’Archivio storico comunale e nella Biblioteca “G. C. Croce” di San Giovanni in Persiceto. La storia è ingarbugliata,  ma, se avrete pazienza di leggerla, vi restituirà uno spaccato delle vicende storiche a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Siamo a san Giovanni in Persiceto nel 1860. In Via Guardia Nazionale n. 1, Francesco Bagnoli apre una “fabbrica di paticceria, biscotti, savoiardi e alimetarii per ammalati” e, in un qualche momento, inventa, produce e distribuisce dei dolcetti a base di zabaione, a cui dà il nome di Biscotti Zabaglione Secco Bagnoli. Per anni, i biscotti zabaglione secco rimangono una specialità locale.

Nel 1884 Bagnoli muore e l’azienda passa al ventenne Ferdinando Bixio Bagnoli che inizia a portare i suoi prodotti in giro per l’Italia e si rivela un capacissimo uomo di marketing ante litteram. Sono gli anni dei grandi eventi concepiti secondo i modelli internazionali delle Esposizioni Universali. I biscotti Bagnoli vengono presentati all’Esposizione Generale Italiana di Torino del 1884 e ottengono la medaglia d’argento; l’anno successivo sono all’Esposizione di Napoli, dove vincono la medaglia d’oro.

Dallo zabaglione secco al biscotto Margherita

Arriviamo al 1899, quando la regina madre Margherita di Savoia si innamora della loro struttura delicatissima e del sapore inconfondibile e dona a Ferdinando Bixio un gioiello (nientemeno!). Ferdinando Bixio  contraccambia la gentilezza ribattezzando i suoi dolcetti con il nome di Biscotti Margherita. Da quel momento la ditta Bagnoli può scrivere sulle sue scatole di essere fornitrice di Sua Altezza Reale (S.A.R.) il Duca di Genova, S.A.R. il conte di Torino, S.A.R. il Duca di Bergamo, S.A.R. Antonio d’Orléans, duca di Galliera e della Real Casa di Montenegro.

Nel 1900 inizia il secolo breve. La Premiata Ditta Bagnoli continua a riscuotere successi: alla Grande esposizione d’Igiene di Napoli, sotto il patronato di sua Maestà il Re d’Italia, Ferdinando Bixio ottiene il Diploma di medaglia d’oro per i savoiardi e l’anno successivo è nominato membro della giuria dell’esposizione Internazionale di Bordeaux. I suoi biscotti continuano a mietere premi e riconoscimenti come la Gran Medaglia del Ministero di Agricoltura, Industria e Commercio e delle Colonie nel 1904, 1910, 1922 e 1925 e il Grand Diploma di Benemerenza Littoriale nel 1927 e 1930.

Nel 1908 la ditta ottiene il Gran Prix all’Esposizione Internazionale di Londra “per i rinomati Biscotti Margherita (Africanetti)”. E’ il primo documento in cui ai Biscotti Margherita è associato esplicitamente il nome di africanetti, che richiamava il fronte coloniale in cui venivano spediti.

Il fatto che gli africanetti siano commercializzati anche nelle colonie, risulta da una lettera che Sindaco di San Giovanni in Persiceto scrive nel 1910 all’Ispettorato generale dell’Industria e del Commercio. Il primo cittadino scrive che “gli affricanetti (zabaglione secco) si fabbricano anche dai pasticceri Borgo Eligio, Borghi Edmondo, Bompiani Astorre, ma essi non hanno il commercio e l’esportazione come la Ditta Bagnoli.”

Nel 1914 Ferdinando Bixio è membro giurato effettivo della Mostra Coloniale Italiana di Genova e l’anno successivo “ebbe dal Commissariato Militare richiesta di campioni dei suoi prodotti, dopo di che, con lettera esprimente compiacimento, le furono ordinate parecchie casse di Biscotti e Savoiardi per ospedali militari.”

Dal biscotto Margherita all’africanetto

Passano gli anni e la ricetta degli africanetti passa di mano. La cameriera di Astorre Bompiani, Emilia Rusticelli, detta Mimì, rileva da Bagnoli i locali del biscottificio in via Guardia Nazionale 1 e il 4 novembre 1939 vi apre il suo bar pasticceria.

Bagnoli sembra avere però ancora saldamente il controllo delle esportazioni. E’ iIn quegli anni che il legame tra gli africanetti, le colonie africane e le truppe italiane là stanziate si fa sempre più stretto.

In una relazione datata 23 maggio 1943 e inviata al Ministero della Guerra – Reparto Sussistenza, il Colonnello Alvergna dice di aver preso “contatto col Cav. Bagnoli Ferdinando Bixio fu Francesco, il quale ha presentato un campione di n. 24 pezzi del biscotto zabaglione secco. Il biscotto in questione risulta composto, a quanto afferma il Cav. Bagnoli, di tuorlo d’uova, zucchero a velo, marsala di primissima qualità e aroma di vaniglia di vera Burbon e cacao olandese Bendosh. Inoltre, sempre stando a quanto afferma il Cav. Bagnoli, il prodotto venne lanciato sul mercato sin dal 1872 sotto la denominazione di Africanetto Bagnoli.”

Questo documento è interessante per almeno 3 aspetti:

  1. contiene la lista degli ingredienti degli africanetti
  2. ci dice che l’africanetto e il biscotto zabaglione secco sono la stessa cosa
  3. ci dice che l’africanetto era sul mercato già nel 1872, certamente non col nome di africanetto, più probabilmente col nome di biscotto zabaglione secco

Alvergna ci dice anche perché vuole fare rifornimento di questi biscotti: perché hanno “qualità eminentemente igieniche, sostanziose ed efficaci specie per ammalati, convalescenti, vecchi e bambini… Molte di tali attestazioni sono state rilasciate da sommi igienisti come il Murri… Pertanto a parere di questa Direzione trattasi di ottimo prodotto che potrebbe venire largamente impiegato negli ospedali militari, nei sommergibili e nei convalescenziari militari.”

Interessante è anche la chiusura della relazione: “tale prodotto venne pure acquistato dall’Amministrazione Militare, per scopi anzidetti, anche durante la guerra 1915/18.”

La fine dell’epopea degli africanetti

Nel 1978 Mimì passò la mano ai coniugi Rita Bozzoli e Francesco Buldrini, che rilevarono il locale di Via Guardia Nazionale e ereditarono la ricetta originale degli africanetti. Da qualche anno anche questa gestione ha abbassato le serrande. Nel 2017, oltretutto, è stato abbattuto ciò che rimaneva del complesso industriale inaugurato nel 1860 da Bagnoli.

Gli africanetti possono ancora essere acquistati in alcune botteghe di  San Giovanni in Persiceto sotto forma di dobloni persicetani, dalla forma circolare anziché rettangolare. Se passate da Bologna e capitate in zona Due Torri, potete acquistare gli africanetti originali al Banco del Pane, in Via Zamboni 8. I gestori di questo forno meraviglioso se li fanno arrivare freschi ogni mattina da una pasticceria di San Giovanni che segue la ricetta originale.

Le fonti

Per ricostruire la storia degli africanetti ho consultato:

  • “Cefalo con datteri e banane: il Corno d’Africa nella cucina imperiale” di Valeria Isacchini, gennaio 2007
  • “Gli Africanetti di san Giovanni in Persiceto” a cura di Marina Leonardi, gennaio 2011
  • “Dolci persicetani per case regnanti, sommergibili e ospedali militari” di Michele Simoni, maggio 2014
  • “Storie segrete della storia di Bologna” di Luca Baccolini, novembre 2017
  • “La perduta epopea degli Africanetti Bagnoli”, La Repubblica, 27/12/2017

 

africanetti
Gli africanetti che trovate in vendita presso Il banco del pane, a Bologna, in Via Zamboni 8

La ricetta

Ingredienti

  • 10 tuorli d’uovo
  • 300 g. di zucchero semolato
  • 1 bicchiere di marsala
  • 50 g. di burro
  • 20 g. di vaniglia

Procedimento

Rompi le uova e separa gli albumi dai tuorli. In una ciotola sbatti i tuorli insieme allo zucchero con la frusta a mano o elettrica per almeno 10 minuti, finché non otterrai una montata densa, chiara e spumosa. Unisci il marsala a filo e mescola bene fino a ottenere una pastella fluida ma non liquida. Imburra e infarina degli stampini di acciaio di forma rettangolare o ovale o tonda e versa il composto. Cuoci in forno preriscaldato a 130°C ventilato per circa 20-25 minuti.

Gli africanetti non devono dorare, perché il cuore deve rimanere umido. Falli raffreddare prima di sformarli, perché sono fragilissimi.

Un’altra ricetta

Nel libro “Cuoco bolognese dedicato al bel sesso”, edito a Bologna dalla Tipografia Chierici in san domenico, è riportata questa ricetta dei biscottini all’affricana: Prendete 12 rossi d’uovo che stemprerete in dodici onde di zuccaro fioretto, con scorza raspata e il tutto ben battuto per un quarto d’ora, indi aggiungerci onde 4 pignoli brustolini ben battuti, fatto che sia il composto si dispone per il lungo sopra carta piegata a canaletti, così farli cuocere in un forno a piccolo calore e allor quando si disfanno dalla carta sono cotti.

L’idea di piegare la carta da forno a canaletti per ottenere la forma oblunga dei biscotti non è male, ma se trovate lo stampino a forma rettangolare è meglio.

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