C’è sale e sale di Maldon

Storie di chi vive la cucina da dentro, rischiando spesso di esserne buttata fuori, giorno 20

Ieri sera tutto normale, nulla da segnalare, e quindi vi racconto quella del sale.

Allora, Antimo mi dice: “France’, fa accussì: io ti passo il trancio di salmone e tu ci metti sopra un po’ di sale di Maldon, ok? e mi mette in mano un contenitore con quello che a me sembra comune sale grosso.

Visto che non è obbligatorio tacere, anche se in alcuni casi sarebbe fortemente raccomandato, inizio a interrogarlo:

  • Cos’è il sale di Malton?
  • Maldon, Francè
  • Malpon?
  • Francè, Maldon, Mal-Don
  • Malgon?
  • France’, MALDON, con la D! 
  • Ah ok, va bene, bastava dirlo. Ma cos’è?

Passa Luigi a salvare Antimo. Imparo da lui che il Sale di Maldon è il sale gourmet per eccellenza, il dettaglio che fa la differenza, un po’ come la foglia di basilico piccola è il ciò che fa la differenza tra lo stuzzichino figo e una cagata di antipasto. E’ un sale di affioramento (e non di cava) e prende il nome dalla cittadina gallese in cui è prodotto.

La verità è che sala come il suo fratello, quel povero imbecille del salgemma.

E’ la sua forma a scaglie o, come dicono gli inglesi, in flakes, che lo rende fighissimo. I flakes sono così friabili da poter essere sbriciolati fra le dita senza nessuno sforzo. Al palato risultano croccanti. Il loro sapore non è così ignorante come il sale normale, ma è più fine ed elegante.

Ho fatto un giretto su internet, il sito è questo http://www.maldonsalt.co.uk/ Vale la pena di dargli un’occhiata per lo storytelling che ci hanno costruito attorno.

Domenica sono stata da Eataly e ho visto che il sale di Maldon costa la bellezza di 75 euro al chilo! Massimo rispetto, ma a sto giro mi sento proprio di dire che “il gourmet non fa per me!”

Che ci fa pure rima.

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