Le fave dei morti

Le fave dei morti sono una ricetta tradizionale per festeggiare la commemorazione dei defunti e la ricorrenza di Ognissanti. Conosciuti anche come “biscotti dei morti” sono dei dolcetti tipici di molte zone italiane. A base di mandorle hanno un aspetto rustico e crepato e una consistenza croccante come ossa, e nella forma ricordano proprio le fave. Di questa ricetta tradizionale esistono migliaia di versioni: se fate un giretto online trovate versioni venete, lombarde, laziali, marchigiane, umbre, siciliane.

L’origine delle fave dei morti

Il nome stesso ci dà l’idea di quanto l’origine di questa usanza sia antica. La tradizione di offrire fave ai defunti risale all’epoca etrusca. Nell’antica Roma ai funerali si distribuivano delle fave secche simboleggianti le anime dei defunti. Con il tempo i legumi secchi hanno lasciato il posto ai biscotti, colorati e un pochino più grossi.

Se vogliamo credere alla tradizione emiliano-romagnola, le fave dei morti erano preparate il 1 novembre ed erano lasciate in bella vista sulla tavola imbandita perché i defunti tornati dall’aldilà potessero rifocillarsi.

Il fatto che tra gli ingredienti ci siano i soli albumi mi fa propendere, più realisticamente, per il fatto che questa fosse una delle tante preparazioni “a zero-sprechi”.

Prima di darvi la ricetta, vi avviso: non importa che siate vivi, morti o vampiri. La cosa fondamentale è che abbiate denti buoni. Le fave dei morti sono durissime! Buon Halloween!

La ricetta delle fave dei morti

Nel quaderno di ricette di mia nonna Norina, figlia di una ferrarese e un ravennate, ho trovato la ricetta delle fave dei morti (romagnole) e questa precisazione geografica mi ha fatto riflettere su due cose.

Uno: la ricetta arrivò a mia nonna da sua madre Clementa, che a sua volta probabilmente l’ebbe dalla suocera romagnola. Due: l’Idima (o la Clementa, chissà) sapeva che, nel periodo di Ognissanti, le fave dei morti si preparavano anche in altre parti d’Italia.

Come fare le fave dei morti

  • 200 g di mandorle spellate
  • 150 g di zucchero semolato
  • 100 g di farina 00
  • 2 albumi
  • 30 gr di burro
  • 7 g ammoniaca per dolci
  • 20 ml liquore Alchermes
  • 20 g cacao amaro
  • 20 ml liquore all’anice
  1. Accendete il forno a 180°C e tostate le mandorle. Quando si saranno raffreddate polverizzatele insieme allo zucchero.
  2. Poi aggiungete la farina, l’ammoniaca, gli albumi e il burro fuso.
  3. A questo punto dividete l’impasto in tre parti. A una parte aggiungete l’alchermes, a una parte il cacao amaro e alla parte restante l’anice.
  4. Spostatevi ora sulla spianatoia e partite da uno dei tre impasti. Aiutandovi con un po’ di farina fate un lungo cilindro e ricavate dei cubetti di 3 cm di lunghezza (tipo gli gnocchi di patate, per capirci). Lavorate ogni cubetto a pallina e incidetela con una lametta o un coltello affilato.
  5. Disponete le fave dolci su una placca da forno rivestita di carta. Cuocere per 12 – 15 minuti. Procedete così anche per gli altri due impasti. Se gli impasti a cui avete aggiunto l’alchermes o l’anice dovessero risultare troppo morbidi, lavorateli sulla spianatoia con un po’ di farina.

Le fave dei morti, ricetta originale

Delle fave dei morti parla anche Pellegrino Artusi nel suo “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (1891). Ecco come:

Queste pastine sogliono farsi per la commemorazione dei morti e tengono luogo della fava baggiana, ossia d’orto, che si usa in questa occasione cotta nell’acqua coll’osso di prosciutto. Tale usanza deve avere la sua radice nell’antichità più remota poiché la fava si offeriva alle Parche, a Plutone e a Proserpina ed era celebre per le cerimonie superstiziose nelle quali si usava. Gli antichi Egizi si astenevano dal mangiarne, non la seminavano, né la toccavano colle mani, e i loro sacerdoti non osavano fissar lo sguardo sopra questo legume stimandolo cosa immonda. Le fave, e soprattutto quelle nere, erano considerate come una funebre offerta, poiché credevasi che in esse si rinchiudessero le anime dei morti, e che fossero somiglianti alle porte dell’inferno. Nelle feste Lemurali si sputavano fave nere e si percuoteva nel tempo stesso un vaso di rame per cacciar via dalle case le ombre degli antenati, i Lemuri e gli Dei dell’inferno. Festo pretende che sui fiori di questo legume siavi un segno lugubre e l’uso di offrire le fave ai morti fu una delle ragioni, a quanto si dice, per cui Pitagora ordinò a’ suoi discepoli di astenersene; un’altra ragione era per proibir loro di immischiarsi in affari di governo, facendosi con le fave lo scrutinio nelle elezioni. Varie sono le maniere di fare le fave dolci; v’indicherò le seguenti: le due prime ricette sono da famiglia, la terza è più fine.

Prima ricetta

Farina, grammi 200. Zucchero, grammi 100. Mandorle dolci, grammi 100. Burro, grammi 30. Uova, n. 1. Odore di scorza di limone, oppure di cannella, o d’acqua di fior d’arancio.<br />

Seconda ricetta

Mandorle dolci, grammi 200. Farina, grammi 100. Zucchero, grammi 100. Burro, grammi 30. Uova, n. 1. Odore, come sopra.

Terza ricetta

Mandorle dolci, grammi 200. Zucchero a velo, grammi 200. Chiare d’uovo, n. 2. Odore di scorza di limone o d’altro.

Per le due prime sbucciate le mandorle e pestatele collo zucchero alla grossezza di mezzo chicco di riso. Mettetele in mezzo alla farina insieme cogli altri ingredienti e formatene una pasta alquanto morbida con quel tanto di rosolio o d’acquavite che occorre. Poi riducetela a piccole pastine, in forma di una grossa fava, che risulteranno in numero di 60 o 70 per ogni ricetta. Disponetele in una teglia di rame unta prima col lardo o col burro e spolverizzata di farina; doratele coll’uovo. Cuocetele al forno o al forno da campagna, osservando che, essendo piccole, cuociono presto. Per la terza seccate le mandorle al sole o al fuoco e pestatele fini nel mortaio con le chiare d’uovo versate a poco per volta. Aggiungete per ultimo lo zucchero e mescolando con una mano impastatele. Dopo versate la pasta sulla spianatoia sopra a un velo sottilissimo di farina per poggiarla a guisa di un bastone rotondo, che dividerete in 40 parti o più per dar loro la forma di fave che cuocerete come le antecedenti.